Le preoccupazioni tedesche sugli equilibri politici in Italia

Terra bruciata attorno ad Angela Merkel. L’Italia ha votato e in Germania il risultato un po’ spaventa. Si è passati in poco tempo dal governo Monti, apprezzato e sostenuto con forza, all’incertezza sul futuro esecutivo. Inoltre, gli elettori italiani sembrano aver espresso un voto abbastanza chiaro: un “no” deciso alla politica economica tedesca. Non solo perché Grillo e i suoi continui appelli contro l’euro ed il rigore hanno spopolato, ma – e, forse, soprattutto – perché l’agenda-Monti, così vicina alle teorie di rigore tedesche, non ha convinto gli elettori. Che l’hanno bocciata. Un secondo governo guidato dal professore ha possibilità di realizzarsi prossime allo zero, soluzione fino a poco tempo fa fortemente auspicata in Germania. E le dichiarazioni di questi giorni dall'entourage della Cancelliera fanno trapelare un evidente nervosismo.
Per il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, il voto degli italiani ha “disseminato i mercati di dubbi”, tesi ribadita con forza da Lars Feld, consulente economico da Angela Merkel, secondo cui “la crisi tornerà presto a vendicarsi” delle scelte fatte in cabina elettorale.

E non è difficile capire il perché di queste dichiarazioni. Tutto ci si aspettava (o si sperava) in Germania meno che gli italiani premiassero certe tesi – quelle di Grillo e Berlusconi -, così contrarie all’euro-rigore e, in particolare, alla leadership tedesca in Europa. In un’intervista a L’Espresso uscita pochi giorni prima dellatornata elettorale, Schäuble si diceva convinto di come gli italiani“non prendano troppo sul serio certi populismi”. Evidentemente, si sbagliava. Se si sommassero i voti del Movimento 5 Stelle e del Pdl, si ottiene una buona maggioranza che contraddice il ministro delle Finanze tedesco. In quell’occasione, Schäuble si spinse a sostenere che “ogni italiano ritiene l’euro vantaggioso”, frase che oggi – sempre alla luce dei risultati elettorali - sembra essere più un auspicio che una consapevolezza. Speranza riposta anche nella prosecuzione dell’Italia sulla “strada intrapresa con il governo Monti”, perché grazie al suo operato “l’Italia è diventata più forte”. Insomma, in Germania c’era e continua ad esserci preoccupazione. Perché Mario Monti assicurava (a parte alcuni lievi discostamenti dalla linea tedesca) adesione al rigore come soluzione della crisi finanziaria ed economica europea.

Già ad agosto 2012 avevamo evidenziato - su queste pagine - come il cammino politico di Angela Merkel si facesse piuttosto complesso: la soluzione alla crisi che tardava ad arrivare, le critiche interne di economisti e politici contrari alle scelte in materia fiscale ed economica e, soprattutto, i difficili rapporti con i partner europei, avevano disseminato di mine il tortuoso sentiero della Cancelliera. Pericolosi esplosivi sono stati, dapprima, la crisi greca e tutto quello che si è portata dietro. Poi, il passaggio di consegne all’Eliseo tra Sarkozy e Hollande: con il secondo più freddo verso la Merkel e che, inoltre, si è appena preso più tempo per il rientro del deficit. Ora, le elezioni italiane. Il cui effetto sulle scelte europee, ancora, non si conosce. Ma si teme. Per questo è evidente che la Germania guarderà con apprensione agli sviluppi della situazione politica in Italia.  Ed è comprensibile.
Giuseppe De Lorenzo

Commenti

  1. Concordo sulle progressive difficoltà per la Merkel di tenere sotto controllo l'area euro con la politica di austerità fiscale imposta a tutti gli Stati membri. Ma ormai è evidente che il problema da semplice gestione economico-fiscale (possibile a livello dei vertici europei) si sta spostando al problema più propriamente politico, dove il controllo passa ai "popoli" e non più ai vertici eurocratici.
    Come al solito l'Italia con i risultati delle elezioni rimette in gioco tutti gli assetti non solo italiani, ma europei.
    Come è ben osservato nell'articolo la maggioranza del popolo italiano, per la prima volta interpellato sull'Europa, ha rifiutato questa politica riconfermando credibilità ad un leader screditato dai vertici (Berlusconi) e donando enormi consensi ad un leader definito "populista" (Grillo).
    Si voleva organizzare una conferenza europea a Roma sul pericolo dei "populismi"; probabilmente si finirà con iniziare proprio da Roma una "conferenza" dei "popoli" contro le tecnocrazie verticistiche.
    Non si stanno ripetendo forse gli scenari che alla fine della I° guerra mondiale proprio dall'Italia portarono al sorgere di nuovi movimenti nazional-popolari? La repubblica di Weimar non crollò forse sotto i colpi dati ai partiti e ai loro vertici?
    L'Italia dopo queste elezioni, sta dimostrando di essere ancora capace di quella fantasia e libertà politica del popolo. E questo grazie anche ad una cultura politica diffusa che ininterrottamente la attraversa dal periodo fascista, all'antifascismo e al "berlusconismo".
    Di questo devono avere timore i vertici tedeschi, ma anche speranza i popoli europei, a cominciare dalla Francia e dalla Spagna.

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    1. Giuseppe De Lorenzo6 marzo 2013 alle ore 11:15

      E' proprio così: i risultati delle elezioni italiane hanno fatto suonare un campanello d'allarme in Germania perché la sconfitta delle politiche di rigore, impersonate da Monti, è stata evidente. E le risposte dei vertici europei alla crisi sistemica, politica e sociale dell'Europa non hanno convinto i popoli. Perché non hanno risolto i problemi. Per questo, i "populismi" hanno spopolato. Quando venne proposta - proprio dal senatore Monti - la conferenza a Roma contro i movimenti anti-europei (chiamati populisti), apparve questa stridente con il principio della libera scelta politica dei cittadini europei.
      Sempre su queste pagine, in un articolo di qualche mese fa dove riportavamo l'accordo europeo sull'ESM, avevamo sottolineato come apparisse necessario delineare un "progetto-Europa nuovo e condiviso da tutti. Elettori compresi.". Ecco, gli italiani, con il voto espresso alle ultime elezioni, sembrano aver dato un segnale forte, che potrebbe smuovere anche altri popoli europei (Francia e Spagna in testa). Chissà che non si rendano necessarie nuove riflessioni sui Trattati e - perché no - sulla moneta unica...

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