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La Germania non è un Paese per poveri

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Ripropongo un mio vecchio articolo (aprile 2013) uscito per Limes. Il tema delle disparità sociali in Germania e delle complicazioni legate all'introduzione dei mini-jobs è di nuovo d'attualità a Berlino. Ne ha scritto la Zeit in un lungo dossier.   La Germania è un modello imperfetto . Nonostante in molti considerino il sistema tedesco l’unica alternativa credibile ai modelli di crescita americano e cinese, anche nella Repubblica Federale crescono le disparità sociali.

La Germania non è un paese per poveri

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La Germania è un modello imperfetto . Nonostante in molti considerino il sistema tedesco l’unica alternativa credibile ai modelli di crescita americano e cinese, anche nella Repubblica Federale crescono le disparità sociali. La Conferenza Nazionale sulla Povertà (Nak) ha presentato lo scorso dicembre una relazione da cui risulta che un cittadino su 4 vive al limite della soglia di povertà. Il documento conferma quanto pubblicato in precedenza dal Wirtschaft-und Sozialwissenschaftliche Institut della Fondazione Hans Blöcker, un report che prende in esame le principali 15 metropoli della Germania. Ne risulta che dal 2005 al 2011 la popolazione delle città che vive sotto la soglia di povertà è cresciuta dal 17,5 al 19,6%. È Lipsia la città più povera in assoluto , seguita da Dortmund, Duisburg e Hannover. Rispetto alla media dell’intera Repubblica Federale, che si attesta al 15%, soltanto Monaco e Amburgo, città tradizionalmente benestanti, mostrano percentuali...

La mia Germania post democratica

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Da circa tre anni non scrivevo più articoli, perché non so più che altro scrivere. È tutto così lampante: la soppressione della democrazia, la crescente polarizzazione sociale ed economica tra poveri e ricchi, la rovina dello Stato sociale, la privatizzazione e con essa la monetizzazione di ogni ambito di vita (dell’istruzione, della sanità, dei trasporti pubblici ecc.), la cecità di fronte all’estremismo di destra, lo sproloquiare dei media, che parlano senza sosta per non dover parlare dei problemi reali, la censura scoperta o mascherata (ora come rifiuto diretto, ora sotto forma di audience o format) e tutto il resto. Gli intellettuali tacciono. Dalle università non si sente nulla, nulla dai pionieri del pensiero, qua e là qualche sporadico baluginio, poi di nuovo il buio. Posso solo ripetere il luogo comune: i profitti vengono privatizzati, le perdite socializzate. E vorrei poter citare dei controesempi. Leggi l'intero articolo su corriere.it di Ingo Schulze