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Visualizzazione dei post da gennaio, 2020

Dalla conferenza di Berlino tre novità rilevanti per la Libia

La  conferenza di Berlino  sulla Libia non aveva l’ambizione di mettere ordine a un caos che dura ormai da circa dieci anni. Doveva essere un primo, storico, passo verso una soluzione condivisa. Così è stato anche se non si fa mistero di una certa irritazione della padrona di casa, la cancelliera Merkel, per i comportamenti a volte poco concilianti dei due protagonisti libici, il generale Haftar e al-Sarraj che comunque,  pur non avendo firmato le conclusioni , le hanno, di fatto, accettate. Al di là del contenuto specifico del documento finale, la conferenza sulla Libia ha portato tre novità fondamentali che riguardano più in generale la politica estera e le relazioni internazionali. La prima è che con questa conferenza si è rimesso al centro il ruolo cruciale della diplomazia. Tralasciando ingombranti paragoni storici, si pensi in particolare al Congresso di Vienna del 1814-15, è indubbio che con questa conferenza la cancelliera Merkel ha voluto dimostrare al mondo intero che l’

Legge elettorale: Quanto è tedesco il Germanicum?

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La nuova proposta di legge elettorale depositata  da Giuseppe Brescia (M5S) in Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati si ispira apertamente al sistema elettorale tedesco sebbene ne resti, in alcuni aspetti fondamentali, molto distante.  Iniziamo prima a capire come funziona la legge elettorale in Germania che è molto più complessa di quanto normalmente venga affermato. Nella Repubblica Federale tedesca ogni elettore può esprimere due voti . Il 50 per cento dei rappresentanti al Parlamento (Bundestag) viene eletto con il primo voto , con il quale si sceglie il singolo rappresentante in un determinato collegio elettorale. Il candidato che prende più voti vince. Non ci sono coalizioni, ogni partito si presenta per sé. Si tratta, più o meno, di collegi maggioritari. Con il secondo voto , invece, l’elettore esprime una preferenza al partito a cui è collegata una lista di candidati su base regionale. Non si esprime la preferenza, ma solo il voto al partito. In a

Verdi tedeschi (e austriaci) e M5S, un destino uguale e contrario

Il 2020 è un anno importante per il partito dei Verdi nell’area del centro-nord Europa. In Austria sono per la prima volta al governo nazionale  con i conservatori di Sebastian Kurz ; una novit à  rilevante considerata la matrice di sinistra dei Grü nen  austriaci. In Germania i Verdi festeggiano i loro quarant’anni vivendo il momento di massimo consenso elettorale della loro storia ormai non tanto recente. In quattro decenni l’evoluzione dei Verdi in Germania ha qualcosa di unico. Entrati in Parlamento come movimento antisistema si sono evoluti fino a diventare uno dei principali pilastri della politica tedesca. Hanno governato come partner di minoranza con i socialdemocratici nei due governi di Gerhard Schr ö der  (1998-2005), governano dal 2011 i l Baden-W ürttemberg con un loro presidente in coalizione con la CDU e governano come alleati di minoranza in nove altre regioni tedesche in costellazioni partitiche differenti. Dialogano con tutti tranne che con la destra di AfD. Hann

I 40 anni dei Verdi

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La festa per i 40 anni dei Verdi a Berlino @Grünen “Signor presidente, con permesso, Lei è uno stronzo”. Si fecero conoscere così i Verdi nel Parlamento tedesco, quando un giovane, magro e ribelle Joschka Fischer mandò a quel paese l’allora Vicepresidente del Bundestag. Era il 18 ottobre 1984 e solo un anno prima i Verdi erano entrati per la prima volta in Parlamento. Nato il 13 gennaio del 1980 nella Halle di Karlsruhe da un variegato e a prima vista incoerente mondo formato prevalentemente da ambientalisti, pacifisti, femministi e cristiani di sinistra, il partito dei Verdi ha fatto da allora molta strada. Negli anni Novanta si  uniranno ai Verdi i gruppi di opposizione nella DDR (Neues Forum, Demokratie Jetzt e Initiative Freiheit und Menschenrechte) che si erano organizzati in Bündnis 90. Fallito il raggiungimento della soglia del 5 per cento alle elezioni del 1980, dal 1983 in poi, a parte le prime elezioni della Germania riunificata nel 1990, il partito dei Verdi ha semp

La nuova vita di Kurz

Per lungo tempo l’Austria è stata politicamente noiosa per chi la osservava dall’esterno. A parte qualche breve parentesi, dal dopoguerra ad oggi, si sono susseguite prevalentemente grandi coalizioni tra popolari e socialdemocratici (dal 1949 al 1964, dal 1987 al 2000, dal 2007 al 2017). Ora l’Austria si candida a essere il Paese in cui ci sarà il più  interessante esperimento politico  degli ultimi anni: un governo tra il Partito popolare austriaco (ÖVP) e i Verdi.  Negli ultimi due anni l’Austria ha avuto una vita politica piuttosto travagliata. Prima il governo tra i popolari (ÖVP) e i nazionalisti (FPÖ), bruscamente interrotto dopo gli scandali di corruzione che hanno riguardato il leader della FPÖ Heinz-Christian Strache, poi il primo governo tecnico della storia austriaca e, infine, le elezioni di fine settembre scorso che hanno visto una grande affermazione dell’ÖVP di Sebastian Kurz (37,5%) e dei Verdi (13,9) che due anni prima non erano neanche riusciti a superare la sogl