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Cronache di una pandemia da Lipsia

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Siamo a Lipsia, giovane realtà urbana di quella che sino a 30 anni addietro era Germania Est . Il 2021 è appena cominciato tra i lunghi viali alberati della città. I lampioni sono accesi su Karl-Liebkenecht-Straße eppure le strade sono vuote, i ristoranti chiusi, i negozi spenti. La Germania ha iniziato il nuovo anno in lockdown .  Qui, sempre a Lipsia, abbiamo trascorso l’ultimo semestre di un anno, il 2020, che ha messo a dura prova in maniera sempre differente il sistema sanitario nazionale di ogni realtà europea e non. Siamo arrivati con il primo vento d’autunno, quando i grandi parchi cominciavano a tingersi di sfumature giallo-arancione e la gente viveva in strada la fine dell’estate. La gestione della pandemia in Germania, comparata con l’esperienza italiana, si è dimostrata subito di gran lunga differente. A novembre, con l’aumento dei casi che ha allarmato un'intera Europa stravolta da coprifuochi , zone di restrizione contrassegnate da colori differenti e lunghi decreti...

Il giorno che cambiò la Germania comunista

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Se il 9 novembre cadde il Muro Berlino , il giorno decisivo che aprì la strada alla fine della Germania comunista fu un mese prima, il 9 ottobre,  un lunedì. Fu il giorno della grande manifestazione di Lipsia in cui oltre 70 000 cittadini provenienti da tutta la DDR marciarono pacificamente chiedendo “più democrazia” sotto lo slogan “noi siamo il popolo”. L’obiettivo non era necessariamente far cadere la Repubblica Democratica Tedesca (DDR), ma i cittadini chiedevano più libertà e democrazia. Ingo Schulze , scrittore tedesco nato e cresciuto nella DDR, partecipò a quella manifestazione e in un vecchio articolo sulla Zeit raccontò che tra i dimostranti regnava la paura che il governo comunista scegliesse la “soluzione cinese” che appena quattro mesi prima (4 maggio 1989)  venne adottata nella piazza Tienanmen di Pechino e che fu applaudita dal governo di Berlino Est.