Dolore e grandezza di Merz: un anno da cancelliere
Il problema della comunicazione
Una delle criticità più evidenti del primo anno di Merz alla cancelleria riguarda la gestione delle aspettative. Il suo stile comunicativo, caratterizzato da affermazioni decise e promesse ambiziose, ha spesso generato attese superiori a quanto poi concretamente realizzato. "Dimerzerò l'AfD", aveva dichiarato quando fu eletto presidente della CDU. L'estrema destra ha invece raddoppiato i consensi e in alcuni Länder dell'Est i sondaggi la attestano a quasi il 40 per cento. Sul rilancio economico, nonostante la discussa e controversa modifica della costituzione per eliminare il freno al debito, non si vedono risultati significativi. La crescita prevista per il 2026 si attesta intorno allo 0,5 per cento, ben al di sotto delle aspettative iniziali.
Proprio sul freno al debito, la sua posizione è mutata rapidamente. Dopo aver a lungo difeso lo Schwarze Null, ha concordato con l'SPD e i Verdi un pacchetto di emissioni fino a mille miliardi di euro, un cambiamento che ha sorpreso parte della sua base elettorale e alimentato dubbi sulla coerenza della sua linea politica.
Un governo di necessità
Le premesse del mandato erano oggettivamente difficili. Il 15 febbraio 2025 la CDU-CSU ottenne il 28,5 per cento, il secondo peggior risultato della sua storia. Anche l'SPD registrò un esito deludente. I due partiti si trovarono così a dover formare una coalizione senza un'autentica volontà condivisa, senza un progetto politico convincente: la coalizione di governo fu il frutto di una necessità istituzionale, l'unica alternativa percorribile per garantire stabilità al paese.
La stessa elezione di Merz a cancelliere si rivelò complessa. Per la prima volta nella storia tedesca del dopoguerra, il cancelliere designato non ottenne la maggioranza al primo scrutinio: 310 preferenze contro le 316 necessarie. Il Bundestag dovette organizzare un secondo turno lo stesso giorno, dove Merz riuscì a farsi eleggere con 325 voti.
Riforme significative in un contesto difficile
Pur tra le difficoltà, il governo ha realizzato interventi di rilievo. La storica riforma costituzionale che ha superato il dogma del pareggio di bilancio rappresenta una svolta per la Germania, aprendo spazi per investimenti in settori strategici. Sul fronte della difesa, i progressi sono stati particolarmente significativi: la Germania ha avviato un massiccio piano di investimenti con l'obiettivo di costruire il più efficiente esercito europeo nei prossimi anni, una risposta concreta alle nuove sfide geopolitiche.
La riforma fiscale delle imprese, la più importante degli ultimi vent'anni, e l'Agenda di modernizzazione federale con oltre 200 misure per digitalizzare l'apparato statale testimoniano un'ambizione riformatrice tutt'altro che trascurabile.
Particolarmente discussa è stata la riforma delle pensioni, che ha mantenuto il limite al 48 per cento dei salari medi, una garanzia fondamentale per oltre la metà degli anziani tedeschi che dipendono esclusivamente dall'assicurazione pubblica. La riforma ha però creato tensioni nella maggioranza, con la Junge Union che ha minacciato di votare contro. Considerando la maggioranza risicata di soli 12 seggi sui 630 del Bundestag, ogni dissenso interno rischia di compromettere la stabilità governativa.
Il contesto internazionale
Il governo Merz ha dovuto agire in un contesto internazionale profondamente difficile e complesso. Il prolungarsi della guerra in Ucraina e l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran hanno creato una crisi energetica che per la Germania ha avuto effetti devastanti. A questo si aggiungono le difficoltà con gli Stati Uniti. La Repubblica Federale è un paese fortemente dipendente dall'economia statunitense e con un legame storico privilegiato. Già dai tempi di Merkel, la Germania aveva iniziato a familiarizzare con l'idea di una maggiore indipendenza dall'alleato americano, senza tuttavia procedere a un reale processo di autonomia.
Con la politica aggressiva di Trump sui dazi, le minacce di ritiro delle truppe e la mancata consegna dei missili da crociera Tomahawk, il governo Merz si è confrontato con l'idea di non poter più essere un semplice consumatore di difesa, ma di doversi necessariamente trasformare in un attore geopolitico produttore di sicurezza, utilizzando anche il favorevole contesto europeo. Tuttavia, gli effetti di questa riconversione industriale non si vedranno prima di qualche anno.
In questo clima di incertezza si è altresì fatta notare l'assenza del cancelliere tedesco a Erevan (Armenia) in occasione della riunione della Comunità Politica Europea.
L'ombra dell'AfD e le tensioni nella coalizione
A complicare ulteriormente il quadro sono i sondaggi, che vedono l'AfD diventare il primo partito del paese. L'ascesa dell'estrema destra alimenta le tensioni tra CDU-CSU e SPD, che tendono reciprocamente a imputarsi la responsabilità della crescita della destra. Due partiti che non avevano progettato di governare insieme si trovano vincolati da una coabitazione forzata, con evidenti difficoltà nel costruire una visione condivisa di lungo periodo.
Sul fronte economico, le sfide restano considerevoli. La Bundesbank prevede una crescita contenuta, la produzione industriale fatica a ripartire, i dazi americani pesano sulle esportazioni. Lo stesso Merz ha riconosciuto che la Germania ha trascurato troppo a lungo problemi strutturali come la burocrazia eccessiva, l'alta tassazione e i costi energetici.
Un anno dopo la sua elezione, Friedrich Merz si trova di fronte a una sfida complessa: consolidare i progressi ottenuti in alcuni settori strategici e affrontare i nodi irrisolti che continuano a frenare il paese. La Germania attende risposte concrete, ma il tempo della pazienza si sta assottigliando. A settembre si svolgeranno elezioni regionali nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Sassonia-Anhalt e nella capitale Berlino, dove i sondaggi non promettono nulla di buono per i partiti di governo. Il conto alla rovescia potrebbe essere iniziato.
Ubaldo Villani-Lubelli

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