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Germania, non chiamatela locomotiva

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Non chiamatela più locomotiva. Dopo cinque trimestri tutti in positivo anche la Germania di Angela Merkel rallenta la crescita: nel secondo trimestre di quest’anno l’economia è scesa di -0,3 per cento. Ma non è finita qui: gli ordini dell’industria sono scesi del 5,7% nel mese di agosto, dopo il +4,9% di luglio (fonte: Destatis ). È il calo più forte dall'agosto del 2009. Ha pesato il calo delle vendite di auto in Eurolandia e in Russia: -25,4 per cento! Fino ad ora, trainata dall’export e dalla bassa disoccupazione, la Repubblica Federale Tedesca era rimasta immune dal virus della crisi. Ma ora le previsioni di una crescita del 1,8-1,9 per il 2014 verranno riviste probabilmente al ribasso. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale la crescita tedesca si fermerà, nella migliore delle ipotesi, all’1,4-1,5.

Hans-Ulrich Wehler: in Germania cresce l'iniquità sociale

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All’origine dei successi economici della Germania di oggi ci sono le riforme dell’ Agenda 2010 avviata nel 2003 dal governo di Gerhard Schröder. La Repubblica Federale è tornata a essere la “locomotiva d’Europa” e ad avere una bassa disoccupazione. Il modello tedesco è diventato così una sorta di pozione magica per la soluzione dei problemi degli altri paesi europei in difficoltà. A esattamente dieci anni dall’ Agenda 2010 , tuttavia, la Germania scopre il lato oscuro di quelle riforme. Il governo tedesco ha presentato nel marzo scorso la relazione sulla povertà ( Armutsbericht ) dalla quale si evince che il dieci per cento della popolazione possiede il 53 per cento della ricchezza (nel 1998 era il 45 per cento e nel 2003 il 49 per cento), le classi sociali medie possiedono il 46 per cento del patrimonio (era il 52 nel 1998 e il 48 nel 2003) e appena l’1 per cento del patrimonio è concentrato nel restante cinquanta per cento della popolazione. Nel 1998 e nel 2003 il patrimoni...

Il diverso impatto dell'austerity

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“ No all’austerity ”: è questo l’unico messaggio chiaro degli ultimi eventi politici che hanno coinvolto l’eurozona, in seguito alle elezioni italiane. Un rifiuto dell’ austerità di stampo tedesco che non mette d’accordo solo l’Italia, ma che probabilmente è tacitamente condiviso anche da più nazioni europee. La populistica scelta anti-austerity e la disarmante confusione dell’elettorato italiano sembra avere, però, un solo bersaglio ben preciso: le ingerenze tedesche e la politica merkeliana, come è ormai chiaro a tutta la stampa europea e d’oltreoceano.